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CHI SIAMO

IL MITO DI ORIGINE: UN RACCONTO OSPITALE

E' vero, i dogon dicono che tutti veniamo dalla stessa coppia, unica su questa terra.
È vero che noi siamo la discendenza di Adamo ed Eva:
questo narra la trasmissione della parola orale.
Quando i figli di Adamo ed Eva sono venuti al mondo
c'era la terra, e poi c'era il mare.
Eravamo lì, ed era l'inizio del mondo.

Con i mutamenti di luna, tra i cambi del giorno e della notte,
c'erano momenti in cui faceva molto molto molto freddo.
C'erano anche momenti in cui il tempo era buono.
In un momento di grande freddo, una famiglia si è staccata
e si è incamminata nella direzione del sorgere del giorno.

A forza di camminare in quella direzione, con il tempo e il tempo e il tempo
questa famiglia camminava tantissimo
sono arrivati ad una natura felice,
e i figli di Adamo ed Eva l'hanno chiamata Africa.
La natura molto calda ci ha abbronzati,
con l'abbronzatura siamo diventati neri e ci siamo adattati al luogo.

Attraverso la famiglia molto coraggiosa che è rimasta presso la madre,
per la sua mediazione Dio ha nominato l'Europa.
I suoi abitanti avevano momenti liberi dopo il lavoro
che permettevano loro di andare in spiaggia,
di nuotare nel mare,
per il clima di questa natura sono rimasti molto chiari.

Quella laggiù, ecco, è l'Europa
e loro sono i nostri fratelli europei.
Siamo tutti la stessa famiglia.

(racconto di Apam Dolo, guida di Sangha, Mali)

Nel dicembre del 2000 Marco Gay e Giulia Valerio, psicoterapeuti e soci fondatori dell’associazione culturale Metis di Verona (Centro di Ricerca e Formazione Permanente in psicologia analitica e in scienze umane) vengono invitati a partecipare ad una missione di fattibilità per un progetto di cooperazione a specchio in Mali (Africa del Sahel) dagli amici dell’associazione ORISS Piero Coppo e Lelia Pisani, psichiatra e psicologa presenti da più di 20 anni nel Paese dogon con progetti di studio e di potenziamento della medicina tradizionale e delle sue possibili relazioni e integrazioni con quella convenzionale.
L’incontro con l’Africa diviene a questo punto un accadimento che cambia radicalmente la prospettiva, lo sguardo sul mondo: Giulia e Marco sono pienamente coinvolti, non possono restare indifferenti alla grande opportunità di scambio e di arricchimento reciproco con una cultura tanto diversa e profonda, ed appena tornati in Italia con amici e colleghi fondano, nel gennaio del 2001, l’associazione di volontariato MetisAfrica.
I primi passi dell’associazione hanno come obiettivo la costruzione della scuola elementare nel villaggio di Bodio, dove Piero e Lelia hanno vissuto per tanti anni accanto al guaritore Kasselem e poi a suo figlio Allaj.  Insieme ad ORISS viene messo a punto ed avviato il progetto, attraverso un’intensa attività di raccolta di fondi e finanziamenti, accanto alla promozione della conoscenza della cultura dogon qui in Italia, intensificando gli scambi tra la nostra cultura e quella del Paese dogon.
Con il tempo, sempre più soci di MetisAfrica compiranno viaggi di missione in Mali, e per molti volontari la conoscenza del Paese dogon diverrà sempre più approfondita, le relazioni con gli amici del luogo sempre più intense: dalla fiducia reciproca, dal confronto e dallo scambio con la popolazione locale nasceranno nuovi progetti in Mali, nuove alleanze, in un continuum di collaborazione che arriva sino ad oggi.

Fin da subito ci siamo resi conto della urgente necessità di operare anche in casa, sul territorio italiano, per promuovere, attraverso iniziative di diverso genere, una cultura dell’accoglienza e dell’incontro, basata su una reale conoscenza dell’Altro e sulla consapevolezza dei pregiudizi, degli stereotipi e delle proiezioni che inevitabilmente mettiamo in atto nella relazione  con la diversità.
Ci si è posti l’obiettivo di dare sostegno e cura ai migranti in difficoltà da un punto di vista sociale e psicologico, con una particolare attenzione alla fascia più debole e più a rischio, quella dei minori: nel tempo si è data vita ad una serie di progetti rivolti ai minori migranti e alle loro famiglie, che hanno visto coinvolti un numero sempre crescente di operatori e volontari da un lato, e dall’altro di bambini, ragazzi ed adulti di diversa provenienza geografica e culturale.

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